Trump annuncia trattative con l'Iran, Teheran smentisce: 'Solo con l'Oman'
Trump annuncia colloqui di pace con l'Iran e dice di aver fermato attacchi "massicci". Teheran smentisce: nessun negoziato con gli Usa, solo un'intesa con l'Oman per riaprire lo Stretto di Hormuz. Intanto il petrolio scende e la guerra è sempre più impopolare in America.

Trump annuncia che i colloqui di pace con l'Iran partono lunedì, e per questo ha fermato attacchi «massicci». Ma Teheran lo smentisce seccamente: nessun tavolo con gli americani, e nessuna intenzione di aprirlo. L'unica trattativa in corso, dicono, è con l'Oman per un'intesa temporanea sul passaggio delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz.
La reazione di Trump non si fa attendere. Su Truth Social bolla la leadership iraniana come «incredibilmente subdola». Poi, dalla Casa Bianca, insiste: «Stanno andando avanti proprio ora... questa è l'ultima possibilità per loro di firmare un buon documento». Una versione che cozza frontalmente con quella di Teheran.
Al centro del braccio di ferro c'è Hormuz, il collo di bottiglia da cui transita circa il 20% del petrolio e del gas liquefatto mondiale. L'Iran lo chiude a intermittenza da febbraio, quando sono iniziati gli attacchi americani e israeliani. Trump sostiene che i "perimetri" di un'intesa siano già stati concordati e che la riapertura dello stretto sia parte dell'accordo.
La sola notizia dei presunti colloqui ha smosso i mercati: lunedì il Brent è sceso del 4,5% a 83,98 dollari al barile, mentre il greggio quotato negli USA ha perso il 4,6% a 80,74 dollari. I dati di tracciamento navale raccontano però una realtà diversa: tra il 30 luglio e il 2 agosto solo 51 navi hanno attraversato lo stretto, il 28% in meno rispetto ai quattro giorni precedenti.
Non è la prima volta che Trump annuncia svolte diplomatiche poi smentite dai fatti. Ad aprile aveva minacciato che «un'intera civiltà morirà stanotte» se l'Iran non avesse accettato il dialogo. Ne nacquero colloqui faccia a faccia in Pakistan guidati dal vicepresidente JD Vance, finiti nel nulla. Un mese dopo, stesso copione: operazioni militari sospese in extremis, promesse di accordo, nuovi attacchi.
La guerra, intanto, è sempre più impopolare in patria. Un sondaggio Reuters/Ipsos di fine settimana scorsa dice che solo un americano su tre sostiene il conflitto, il dato più basso da quando è cominciato. Con le elezioni di midterm a novembre, il malcontento serpeggia anche tra i repubblicani. E la Casa Bianca continua a ignorarlo.