Italia e Usa firmano l'accordo sui minerali critici: meno dipendenza dalla Cina

L'intesa punta a garantire le materie prime per intelligenza artificiale e semiconduttori, riducendo il peso di Pechino. L'Italia porterà le sue aziende leader nel riciclo.
A New York, il 22 settembre, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il segretario di Stato americano Marco Rubio hanno firmato un memorandum d'intesa sui minerali critici. L'obiettivo è garantire le catene di approvvigionamento delle materie prime che servono all'intelligenza artificiale e ai semiconduttori, riducendo la dipendenza dalla Cina.
L'accordo prevede un «Gruppo di lavoro tecnico» Italia-Usa, che dovrà occuparsi dello scambio di informazioni e competenze e di mobilitare risorse pubbliche e private per investire in estrazione, lavorazione e riciclo. Proprio il riciclo è un settore in cui, secondo la nota, l'Italia ha aziende di altissimo livello. Il memorandum tocca anche il tema dei prezzi: prevede la collaborazione con partner internazionali per sviluppare meccanismi più equi di determinazione dei prezzi. E punta al coordinamento multilaterale, andando ad arricchire e sostenere l'accordo promosso dall'Alleanza G7 per la resilienza e la produzione.
Il contesto è quello della «Pax Silica», l'iniziativa americana per la filiera dell'IA a cui l'Italia ha aderito il 31 luglio. Prima ancora, a febbraio, Tajani aveva partecipato a Washington all'evento che ha lanciato «Forge» (Forum for Geostrategic Engagement on Resources). Il memorandum italiano integra anche l'accordo analogo firmato ad aprile tra Unione europea e Stati Uniti. E dieci giorni prima della firma a New York, Tajani aveva siglato un altro accordo con l'Argentina.
«Il prezzo delle materie prime oggi è cruciale, e la Cina detiene chiaramente una posizione dominante», ha spiegato il ministro. «Dobbiamo creare un mercato alternativo per rendere i nostri prodotti più competitivi; da qui l'accordo con gli Stati Uniti, così come abbiamo fatto con l'Argentina 10 giorni fa quando abbiamo firmato un altro accordo. Stiamo quindi continuando ad andare avanti per sostenere la nostra politica industriale».