Gasolio russo, Trump allenta le sanzioni dopo l'accordo con Putin

Quasi cinque milioni di tonnellate di diesel russo verso gli Stati Uniti e i mercati mondiali, e una licenza del Tesoro che lo rende possibile fino ad aprile 2027. Obiettivo: i prezzi del carburante prima del voto del 3 novembre. Zelensky: «Regali a Putin».
Trecentomila tonnellate subito, cinquecentomila a novembre, un milione subito dopo. E poi altri tre milioni, se le raffinerie russe reggeranno. È l'accordo che Donald Trump ha annunciato venerdì dopo una telefonata con Vladimir Putin: il gasolio russo tornerà a circolare sui mercati globali, Stati Uniti compresi.

I prezzi del gasolio sono saliti in tutto il mondo dopo che i droni ucraini hanno colpito duro le raffinerie russe, costringendo Mosca a vietare le esportazioni fino al 31 ottobre: quelle di diesel erano ferme da luglio. In Medio Oriente, l'Iran e i suoi alleati Houthi hanno attaccato altre raffinerie.

Per far ripartire i flussi, il Dipartimento del Tesoro ha emesso venerdì la General License 135: autorizza la vendita e l'importazione del diesel russo caricato sulle petroliere da quel giorno, senza far scattare le sanzioni americane, fino ad aprile 2027.
Trump è sotto pressione per abbassare i prezzi dei carburanti prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. I repubblicani rischiano in Iowa, dove gli agricoltori pagano caro il diesel. Il mese scorso aveva valutato un divieto di esportazione, ma ci ha ripensato dopo gli avvertimenti dell'industria petrolifera.
La reazione di Volodymyr Zelensky è stata durissima. Sui social ha scritto: «I regali a Putin non porteranno pace né alcun beneficio al mondo civile. La Russia 'ripagherà' il gasolio con altro terrore e perfidia. Consentire alla Russia di vendere prodotti petroliferi è un investimento in una guerra che deve finire, non essere prolungata.»
Per abbassare il prezzo del pieno prima del voto, Washington apre le porte al gasolio del paese che bombarda le città ucraine. Gli americani forse pagheranno qualche centesimo in meno. Il resto del conto, a Kiev, lo conoscono già.