Tajani consiglia mogli con gonne lunghe

Dal palco di Formello il ministro degli Esteri illustra il criterio per scegliere la compagna: non amore o complicità, ma affidabilità, gonna lunga e fedeltà presunta. Le opposizioni chiedono scuse; la sostanza è una visione delle donne da elettrodomestico.
Dal palco di «Itaca – Viaggio tra le idee» a Formello, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato come scegliere una moglie. E il criterio non è l'amore, la complicità o il progetto di vita: è l'affidabilità. «Preferisci quella così o quella seria, che magari ha le gonne un po' più lunghe di quell'altra», ha detto dal palco.
Il ragionamento di Tajani non lascia spazio a dubbi. La donna affascinante, ha aggiunto, «poi ti tradisce». Quella giusta è «più seria, magari meno appariscente, però più affidabile»: sarà «una brava madre di famiglia». E per le donne vale lo stesso schema, ribaltato: «Vuoi il ragazzo muscoloso, il playboy, oppure quello che va in ufficio con giacca e cravatta? Ti piace il fusto? Io consiglio sempre di scegliere l'affidabile».
Poi il ministro ha reso esplicito il paragone: scegliere una donna è come scegliere un partito, meglio una forza politica moderata e rassicurante.
Le opposizioni non hanno lasciato correre. La senatrice Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva al Senato, ha detto: «Secondo il ministro degli Esteri, se sei bella sei infedele, mentre se non lo sei risulti affidabile. Di fronte all'impegno della politica sul femminicidio queste parole sono drammatiche – perché stiamo dicendo alle donne che non possono fidarsi del nostro lavoro come politici. Tajani si scusi».
Anche la senatrice del Pd Valeria Valente è stata netta: «Un concentrato di stereotipi sulle donne e un'idea della donna quale angelo del focolare, che aspetta fedele il marito a casa coi figli e con la gonna lunga. Le dichiarazioni di Tajani sono semplicemente vergognose, indegne di un ministro della Repubblica italiana».
Matteo Renzi ha commentato: «Le dichiarazioni di Tajani sulle ragazze di oggi ci restituiscono un'idea della donna ottocentesca. Il ministro degli Esteri si occupi del burqa delle donne afghane, non delle minigonne delle ragazze italiane».
Il punto non è che Tajani abbia fatto una battuta infelice. È che ha esposto con calma, punto per punto, una visione in cui le donne vengono scelte come si sceglie un elettrodomestico: in base all'affidabilità, alla lunghezza della gonna, alla fedeltà presunta. E lo ha fatto da ministro degli Esteri, davanti a un pubblico che lo ascoltava come uomo delle istituzioni. Non è una gaffe: è la fotografia di una cultura che assegna alle donne un posto preciso, un passo indietro rispetto all'uomo di turno.