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Italia, libertà di stampa al 56° posto, dietro l'Ucraina: mai così fragile in 25 anni

di Luca Mastropietro
Italia, libertà di stampa al 56° posto, dietro l'Ucraina: mai così fragile in 25 anni

Il rapporto di Reporters sans frontières boccia l'Italia: minacce mafiose, querele e interferenze sulla Rai spingono i giornalisti all'autocensura. Una ventina vive sotto scorta.

La libertà di stampa nel mondo non è mai stata così fragile negli ultimi venticinque anni. Lo dice Reporters sans frontières (RSF), l'organizzazione con sede a Parigi che ogni anno pubblica la classifica sullo stato dell'informazione. Nel nuovo rapporto, oltre la metà degli Stati analizzati si trova in una situazione «difficile» o «molto grave». L'organizzazione sottolinea: «In 25 anni, il punteggio medio complessivo dei Paesi studiati non è mai stato così basso». L'Italia arretra: dal 49° posto del 2025 scende al 56°, dietro l'Ucraina e davanti a diversi paesi caraibici.

Secondo RSF, «la libertà di stampa in Italia continua a essere minacciata dalle organizzazioni mafiose, soprattutto nel Sud del Paese, così come da diversi gruppuscoli estremisti che ricorrono alla violenza». L'organizzazione riconosce che il panorama mediatico italiano resta sviluppato e variegato, ma avverte che il pluralismo è esposto a rischi crescenti, soprattutto per progetti di acquisizione editoriale che potrebbero incidere sull'indipendenza delle redazioni. Nel rapporto si legge che molti giornalisti si autocensurano, sia per adeguarsi alla linea editoriale del proprio mezzo, sia per timore di azioni legali come le querele per diffamazione. Una tendenza che, secondo RSF, potrebbe aggravarsi dopo l'approvazione della cosiddetta «legge bavaglio», votata dalla maggioranza, che vieta la pubblicazione di un'ordinanza di custodia cautelare fino al termine dell'udienza preliminare.

Nel mirino anche la Rai: secondo l'organizzazione, «sta subendo una recrudescenza di interferenze dirette volte a trasformarla in uno strumento di comunicazione politica al servizio del governo». A pesare è anche la sostenibilità economica: i media dipendono sempre più dalla pubblicità e da eventuali contributi pubblici, mentre la stampa cartacea continua a perdere vendite. La crescente precarietà del lavoro giornalistico, avverte RSF, mina il dinamismo del settore, la sua autonomia e la capacità di fornire informazione libera.

I giornalisti che indagano su criminalità organizzata, corruzione e mafie vengono regolarmente minacciati e talvolta aggrediti fisicamente. In alcuni casi auto e abitazioni vengono incendiate, e si registrano campagne di intimidazione online. Attualmente circa una ventina di giornalisti in Italia vive sotto protezione permanente delle forze dell'ordine dopo minacce o aggressioni subite.