La Cina avverte gli Stati Uniti che farà "quanto necessario per proteggere" i propri interessi nel contesto dell'escalation delle sanzioni contro l'Iran

Washington ha colpito ancora una volta raffinerie, terminali e petroliere cinesi accusate di trasportare greggio iraniano. Pechino promette di difendere i propri interessi e si propone come mediatore in Medio Oriente.
Un nuovo giro di sanzioni, e Pechino alza la voce. L'ultima mossa di Washington contro il petrolio iraniano ha colpito di nuovo acquirenti e intermediari cinesi, e l'ambasciata cinese a Washington ha reagito con durezza.
«Le sanzioni e le tattiche di pressione non aiutano a risolvere i problemi. Portano solo a un'escalation che non serve gli interessi di nessuno», ha detto il portavoce Liu Pengyu.
Le misure americane, intensificate nel 2026 nella campagna di «massima pressione» su Teheran, hanno preso di mira le raffinerie indipendenti cinesi note come «teapot», i terminali di stoccaggio e le petroliere della flotta ombra accusate di trasportare greggio iraniano verso i porti cinesi. Un giro di sanzioni del settembre 2025 aveva già colpito un gestore di terminali che aveva ricevuto almeno otto carichi di greggio iraniano; a ottobre ne sono arrivate altre, con circa 40 persone, entità e navi nel mirino.
La risposta di Pechino non si limita alle parole di circostanza. «La Cina seguirà da vicino gli sviluppi rilevanti e farà quanto necessario per proteggere i nostri legittimi diritti e interessi», ha aggiunto Liu.
C'è poi la questione dello Stretto di Hormuz, il braccio di mare tra Iran, Oman ed Emirati Arabi Uniti da cui passa una fetta significativa del petrolio e del gas liquefatto mondiale. L'Iran avrebbe proposto di imporre pedaggi alle navi in transito, un'idea che l'Organizzazione marittima internazionale dell'ONU ha avvertito che «creerebbe un precedente pericoloso». Per Pechino, però, non è una disputa bilaterale: «Lo Stretto di Hormuz è uno stretto per la navigazione internazionale. È nell'interesse comune dei paesi della regione e della comunità internazionale riprendere al più presto il passaggio senza ostacoli attraverso lo stretto», ha detto Liu.
La Cina si presenta come mediatore: il presidente Xi Jinping ha avanzato quattro proposte per la pace in Medio Oriente, e con il Pakistan ha lanciato un'iniziativa in cinque punti per la regione del Golfo. «La Cina continuerà a seguire lo spirito delle quattro proposte del presidente Xi Jinping, a collaborare con la comunità internazionale per fornire maggiore sostegno al dialogo e ai negoziati, e a svolgere un ruolo costruttivo nel raggiungimento di una pace duratura in Medio Oriente», ha promesso Liu.
Ma dietro l'appello al dialogo c'è un interesse concreto: il petrolio iraniano che arriva in Cina attraverso quelle raffinerie e quelle petroliere che Washington vuole fermare. Pechino parla di pace, ma la sua priorità è chiara: proteggere i propri affari, anche a costo di uno scontro con gli Stati Uniti.