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Italia: otto miliardi per il riarmo, solo 130 milioni per aiutare i cittadini

di Luca Mastropietro
Otto miliardi per il riarmo, solo 130 milioni per aiutare i cittadini

Mentre Roma chiede a Bruxelles 8 miliardi per la difesa, il taglio di 17 centesimi sul gasolio vale 130 milioni e scade il 5 settembre: la benzina resta esclusa e sfiora i 2,10 euro in autostrada. La copertura è un anticipo di tasse future, non un prelievo sugli extraprofitti.

Otto miliardi per il riarmo, 130 milioni per i cittadini. Non è uno slogan, sono i numeri usciti da Palazzo Chigi a distanza di 24 ore. Da una parte la lettera con cui Roma chiede all’Unione Europea 8 miliardi di prestiti del fondo SAFE per la difesa — soldi a debito, che andranno restituiti, e che serviranno in gran parte a coprire spese militari già decise. Dall’altra il decreto che stanzia 130 milioni per prorogare di dieci giorni lo sconto di 17 centesimi sul gasolio. La benzina, che sfiora i 2,10 euro al litro, resta fuori. Il rapporto tra le due cifre è di sessanta a uno: per ogni euro destinato ad “aiutare” chi fa il pieno, sessanta vanno al riarmo.

Il governo ha ufficializzato con una lettera alla Commissione Europea la richiesta di accesso ai fondi del programma SAFE (Security Action for Europe) per 8 miliardi di euro — secondo il vicepremier Tajani la cifra sarebbe addirittura 8,9 — su un massimo di 14,9 miliardi inizialmente “prenotati”. Si tratta di prestiti, non di regali: debito comune europeo che l’Italia dovrà restituire. E, dettaglio non secondario, in buona parte quei miliardi non compreranno nulla di nuovo: serviranno a finanziare commesse e programmi militari già approvati nei mesi scorsi, oltre a ricostituire le scorte della Difesa svuotate anche dalle forniture inviate all’Ucraina.

Nelle stesse ore, il Consiglio dei ministri ha varato l’ennesima misura-tampone contro il caro carburanti: la proroga, dal 27 agosto al 5 settembre, dello sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio. Costo dell’operazione: circa 130 milioni di euro. Dieci giorni di sollievo, solo sul diesel, giusto il tempo del controesodo estivo. Chi va a benzina non vede un centesimo, mentre alla pompa il prezzo ha superato i 2 euro e in autostrada si avvicina ai 2,10.

I conti li ha fatti Confesercenti: durante le vacanze estive gli automobilisti hanno speso circa 1,8 miliardi di euro in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il “sostegno” del governo copre dunque meno di un decimo del solo extra-costo estivo.

E la copertura dei 130 milioni? Nessuna tassa sugli extraprofitti dei colossi energetici. Il governo ha scelto invece di farsi anticipare dalle grandi aziende del settore una quota delle imposte che avrebbero comunque pagato nei prossimi anni: soldi che le società recupereranno con crediti futuri. Un prestito travestito da intervento, per finanziare dieci giorni di sconto.

Resta la domanda: una parte di quei miliardi finirà all’Ucraina? La risposta è articolata. I fondi SAFE non sono un trasferimento diretto a Kiev, e la linea di Roma è quella di non trasformare il prestito in un finanziamento diretto della guerra. Ma il regolamento europeo prevede che il 65% del valore degli acquisti riguardi prodotti dell’area UE, EFTA o Ucraina, e consente il coinvolgimento dell’industria ucraina negli acquisti comuni: una parte della spesa potrà quindi finire a Kiev sotto forma di commesse. Senza contare che ricostituire le scorte italiane significa, di fatto, rimpiazzare ciò che verso l’Ucraina è già partito.

Il governo difende la scelta: i prestiti SAFE costano meno dei BTP, e per l’autunno vengono annunciati bonus benzina per i redditi bassi e aiuti all’autotrasporto. Per ora, i numeri sul tavolo sono due: otto miliardi per il riarmo, 130 milioni per i cittadini. Sessanta a uno. Il resto è propaganda.