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Netanyahu minaccia di revocare la cittadinanza israeliana ai registi di NAZA

di Antonio Fabrizio
Netanyahu minaccia di revocare la cittadinanza israeliana ai registi di NAZA

Dopo il premio a Venezia al documentario NAZA sulle uccisioni di civili a Gaza, il primo ministro israeliano annuncia due disegni di legge: revoca della cittadinanza e danni moltiplicati per 20 per chi diffama i militari.

Sul palco della Mostra del Cinema di Venezia, il giornalista israeliano Yuval Abraham ha ritirato il Premio speciale della giuria e ha detto: «il nostro paese sta commettendo questi crimini».

Il documentario che ha diretto con Rachel Szor, NAZA, raccoglie interviste anonime a ufficiali dell'intelligence e soldati sulle uccisioni di civili a Gaza. Il titolo viene da un termine militare israeliano per le vittime collaterali previste.

Le accuse sono respinte da Netanyahu e dall'esercito. In Israele il film è stato accolto con ostilità. L'esercito valuta un'azione legale contro chi vi ha preso parte, e il primo ministro Benjamin Netanyahu ne ha fatto un tema della campagna elettorale. Le elezioni sono il 27 ottobre e i sondaggi dicono che la sua coalizione di destra potrebbe non raggiungere la maggioranza.

Martedì Netanyahu ha accusato i rivali di non aver condannato abbastanza il documentario. Mercoledì, invece, ha promesso due disegni di legge. In un video sui social ha spiegato: «Il primo [provvedimento]: revocare la cittadinanza a chiunque diffami i soldati [israeliani], e il secondo: colpirli nel portafoglio e aumentare di 20 volte i danni statutari per diffamazione per i quali possono essere citati in giudizio». E poi: «Li colpiremo sia nel portafoglio sia nella cittadinanza, perché il loro posto non è con noi.»

Per giustificare la stretta, Netanyahu ha citato tre esempi: il film NAZA, che a suo dire ritrae ufficiali e soldati come criminali di guerra; le dichiarazioni del 2025 dell'ex generale Yair Golan, secondo cui «un paese sano di mente non uccide i bambini per hobby»; e un video del 2024 diffuso da un ufficiale della giustizia militare che mostrava soldati abusare di un detenuto di Gaza.

Già nel 2022 la Corte Suprema israeliana aveva convalidato una legge che consente di revocare la cittadinanza per abuso di fiducia nei confronti dello Stato. Ogni nuova legge sarebbe probabilmente impugnata davanti alla stessa corte.

Dall'ottobre 2023, secondo le autorità sanitarie, più di 73.000 palestinesi, per lo più civili, sono stati uccisi nella guerra a Gaza. E il film che racconta quelle morti rischia di costare la cittadinanza a chi l'ha girato.