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L'Italia vince in atletica, nuoto e ginnastica, ma per i media sono sport di serie B

di Marco De Santis
L'Italia vince in atletica, nuoto e ginnastica, ma per i media sono sport di serie B

L'Italia ha vinto il medagliere agli Europei di atletica e ha brillato in nuoto e ginnastica, ma questi sport restano di serie B: atleti precari, spesso costretti ad arruolarsi per avere uno stipendio.

L'Italia ha vinto il medagliere agli Europei di atletica leggera a Birmingham, con 22 medaglie complessive, e si è piazzata seconda negli Europei di sport acquatici e in quelli di ginnastica artistica femminile, quest'ultima dietro la Russia, in gara sotto bandiera neutrale. Eppure, per i media e per il sistema sportivo, queste discipline restano di serie B.

È un paradosso che si ripete da anni: vinciamo ovunque tranne che nel calcio, ma il calcio continua a monopolizzare attenzione e risorse. Domenica 16 agosto, a Birmingham, la nazionale di atletica ha chiuso in testa al medagliere grazie a una rimonta nella staffetta 4x400 maschile: Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati hanno superato la Gran Bretagna all'ultimo giro.

Andy Díaz Hernández ha vinto l'oro nel salto triplo con 18,15 metri, Larissa Iapichino nel salto lungo con 7 metri. Nel nuoto, Sara Curtis ha conquistato l'oro nei 50 dorso agli Europei di Parigi con tanto di record mondiale. Nella ginnastica ritmica, Sofia Raffaeli ha preso argento al cerchio e bronzo nell'all-around ai Mondiali, conquistando per l'Italia un posto alle Olimpiadi del 2028.

Non è un caso isolato. Negli ultimi anni l'Italia ha vinto ovunque: nel tennis con Jannik Sinner, nella pallavolo con l'oro olimpico a Parigi 2024, nella scherma con il primo posto nel medagliere ai Mondiali di Hong Kong. È un movimento sportivo in continua crescita, che però non riceve lo stesso trattamento del calcio.

Il problema è che la maggior parte di questi atleti, per la legge italiana, è dilettante e non professionista. I settori professionistici, che per legge sono decisi dalle singole federazioni, oggi sono solo quelli di calcio, basket maschile, ciclismo e golf. Tutti gli altri – atletica, nuoto, ginnastica, scherma, tennis, pallavolo – restano in un limbo: poche tutele, compensi bassi, precarietà.

Per capire la sproporzione: agli Europei di nuoto, una medaglia d'oro individuale vale 2.000 euro. Sara Curtis, con il suo record mondiale, ha portato a casa 15.000 euro solo grazie ai bonus. È una cifra ridicola se paragonata agli stipendi dei calciatori. Per sopravvivere, molti atleti si arruolano nei corpi di polizia o nelle forze armate: Fiamme Oro, Fiamme Gialle, Esercito Italiano, Aeronautica Militare, Carabinieri, Fiamme Azzurre.

Non per vocazione, ma per avere uno stipendio fisso e continuare ad allenarsi. È il modo con cui l'Italia tiene in piedi il suo sport di vertice: trasformando i campioni in dipendenti pubblici con la divisa. È un sistema che non ha nulla a che vedere con quello di altri Paesi, come gli Stati Uniti, dove gli atleti ricevono borse di studio e possono costruirsi un futuro attraverso lo sport.

Il risultato è un circolo vizioso. I media parlano quasi solo di calcio, che non vince nulla da anni, perché il calcio genera ascolti, biglietti e merchandising. Ma se non si dà spazio e finanziamenti agli altri sport, non si crea mai l'interesse che servirebbe a farli crescere. Le celebrazioni per una medaglia durano il tempo di una foto, poi gli atleti tornano nell'ombra.

Dopo la mancata qualificazione ai Mondiali di calcio del 2026, sono stati gli atleti dell'atletica, del nuoto e della ginnastica a riportare l'Italia sul tetto d'Europa. Eppure, per il sistema, restano sport di serie B. L'Italia sa vincere grazie ai suoi atleti, ma non sa ricompensarli. Li celebra per un istante e poi li lascia soli, costretti a cercare un posto in polizia per campare.

È il paradosso di un Paese che pretende medaglie ma non costruisce le condizioni per ottenerle. Se vogliamo che questi successi non restino un'eccezione, serve un sistema che riconosca il merito e dia a chi fa sport una prospettiva vera. Altrimenti continueremo a vincere per caso, e a perdere per scelta.