TECNOLOGIA· 2 min di lettura

L’intelligenza artificiale l’abbiamo addestrata noi. Gratis

di Chiara Iannelli
L’intelligenza artificiale l’abbiamo addestrata noi. Gratis

I modelli generativi non inventano nulla: ricombinano quello che milioni di persone hanno scritto gratis. Il limite non è tecnico ma politico, e la domanda è chi ci guadagna.

Secondo un intervento pubblicato sul giornale spagnolo El Salto, l’intelligenza artificiale generativa ha già raggiunto il suo tetto. Non perché sia diventata perfetta, ma perché non può andare oltre la conoscenza umana che ha già spremuto. I modelli come ChatGPT o Midjourney non creano dal nulla: mescolano, riorganizzano, imitano. Quella che sembra creatività è solo un’illusione statistica costruita su milioni di testi, immagini e righe di codice scritti da persone in carne e ossa.

I governi investono miliardi per modelli sempre più grandi. Ma è una strada senza uscita: non c’è più conoscenza da estrarre, solo un macchinario costoso che arricchisce poche grandi aziende. La conoscenza che fa funzionare l’IA non viene dai laboratori delle big tech, ma da università, comunità open source, volontari. Wikipedia, StackOverflow, GitHub, Reddit: milioni di persone hanno costruito la più grande base di sapere della storia senza ricevere nulla in cambio.

Un esempio lo spiega meglio di ogni teoria. Oggi chiunque può chiedere a un’intelligenza artificiale di dipingere fiori che sembrano usciti dal pennello di Van Gogh, e li ottiene in pochi secondi. Ma quel risultato esiste solo perché prima c’è stato il pittore, con le sue ore di lavoro e la sua ostinazione sulla luce. Van Gogh morì povero e ignorato, e la sua opera venne trasformata in merce di lusso soltanto dopo. L’intelligenza artificiale generativa ripete lo stesso meccanismo su scala industriale.

La domanda non è più cosa può fare l’IA, ma chi guadagna dalla conoscenza collettiva che la fa funzionare. Senza regole, questa tecnologia diventerà il più grande progetto di concentrazione del potere della nostra epoca. E invece di finanziare gli intermediari, forse è il momento di ridistribuire il valore a chi quel sapere lo ha creato davvero.