L'IA ha generato virus mai visti in natura

Un modello di intelligenza artificiale ha prodotto 16 virus vitali che infettano e uccidono batteri. Lo studio su Science apre a nuove cure, ma gli esperti avvertono: sulla biosicurezza siamo indietro.
Per la prima volta, un'intelligenza artificiale è riuscita a creare virus completamente nuovi, mai osservati in natura. Il risultato, pubblicato su Science, arriva da un team della Stanford University e dell'Arc Institute: i ricercatori hanno usato un modello chiamato Evo per progettare sequenze di DNA che, inserite in batteri, si sono trasformate in virus vitali, capaci di infettare e uccidere i loro ospiti.
Evo non è un chatbot qualunque: è addestrato su miliardi di righe di codice genetico e, per questo esperimento, su milioni di genomi di batteriofagi, virus che attaccano solo i batteri. Funziona come un grande modello linguistico: prevede l'ordine dei nucleotidi, i mattoni del DNA, proprio come un LLM prevede la parola successiva in una frase. Partendo dal virus Phi X-174, un killer del batterio Escherichia coli, Evo ha generato 700mila candidati. I ricercatori ne hanno selezionati 300 da ricreare in laboratorio: 16 si sono rivelati funzionanti, infettando e uccidendo i batteri bersaglio.
L'obiettivo medico è chiaro: i batteriofagi sono un'arma promettente contro i patogeni resistenti agli antibiotici, una delle minacce sanitarie più urgenti. «Questa è una pietra miliare importante», ha commentato Patrick Cai, biologo sintetico dell'Università di Manchester, non coinvolto nello studio.
Ma il potenziale fa paura. «La capacità di comporre genomi virali usando l'IA generativa ora esiste; la governance per guidarla in sicurezza no», hanno avvertito Tom Inglesby e Moritz Hanke del Center for Health Security della Johns Hopkins University. Il timore è che la stessa tecnologia possa essere usata per creare patogeni letali per l'uomo.
Non tutti sono così allarmati. Tom Ellis, esperto di ingegneria dei genomi sintetici all'Imperial College di Londra, riconosce il rischio ma lo ridimensiona: creare genomi complessi è molto più difficile, e limitare l'accesso ai dati genetici potrebbe bastare. «Onestamente, la minaccia rappresentata dalla progettazione completa da parte dell'IA del genoma di un virus o di un batterio è molto esagerata – ha detto – se consideriamo che prendere semplicemente patogeni esistenti e modificarli è molto più facile e molto più probabile che costituisca una vera minaccia».
Il vuoto normativo è un dato di fatto: mentre l'IA accelera, le regole per evitare disastri restano al palo.