L'Europa chiude alla carne brasiliana: ormoni vietati e autocertificazioni, stop fino al 2028

Bruxelles esclude il Brasile dai fornitori certificati: niente più animali vivi né derivati per uso umano. Il sistema di autocertificazione non garantisce tracciabilità, e per la carne bovina l'assenza potrebbe durare fino al 2028.
Da giovedì 3 settembre l'Europa chiude le porte alla carne brasiliana. Niente più animali vivi, niente più derivati alimentari per il consumo umano. Il motivo non è un capriccio commerciale: è una questione di ormoni e antibiotici. Il Brasile usa l'estradiolo 17β, un ormone che accelera la crescita degli animali. In Europa è vietato da anni, per tutelare la salute di chi mangia. Ma il problema non è solo l'ormone: è il sistema di controllo. I produttori brasiliani si autocertificano, dichiarano da soli di non aver usato sostanze vietate. I tecnici europei sono andati a verificare e non hanno trovato nulla di affidabile: al ministero dell'Agricoltura brasiliano non c'è traccia di quei trattamenti, perché non esiste l'obbligo di registrarli. Senza registrazione, niente tracciabilità. E senza tracciabilità, niente fiducia.
Il blocco era stato annunciato a maggio, e a luglio il Brasile aveva proposto un nuovo protocollo di certificazione volontaria. Bruxelles l'ha giudicato insufficiente. Ora il paese sudamericano è fuori dall'elenco dei fornitori certificati. Per il pollo e il miele c'è una speranza: le ispezioni sono in corso e l'esito è atteso per novembre. Ma per la carne bovina la prospettiva è ben più dura: si parla di un'assenza dagli scaffali europei fino al 2028.
Il danno economico è enorme: 243 milioni di dollari in due mesi solo per il pollame, e 1,83 miliardi per la carne bovina se lo stop durerà fino al 2028. Lula ha scritto a Ursula von der Leyen il 31 luglio, chiedendo di riammettere almeno pollo e miele. Ma le autorità europee sono caute: non ci sarà alcuna accelerazione prima che gli audit confermino che i nuovi controlli funzionano davvero. Argentina e Uruguay, che fanno parte dello stesso blocco commerciale del Mercosur, hanno già dimostrato di rispettare gli standard europei. Il Brasile no. La regola è semplice: chi vuole vendere in Europa deve rispettare le stesse regole di chi produce in Europa. Il Brasile ha scelto un'altra strada, fatta di autocertificazioni e ormoni proibiti. Ora ne paga il prezzo.