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La Siria riprende le basi russe sul Mediterraneo: addio avamposti militari di Mosca

di Luca Mastropietro
La Siria riprende le basi russe sul Mediterraneo: addio avamposti militari di Mosca

Damasco annuncia l'accordo: Hmeimem e Tartus passano all'amministrazione civile siriana, le strutture militari diventano centri di addestramento congiunti. Una svolta nelle relazioni tra i due paesi.

La Siria ha annunciato domenica 9 agosto un accordo con la Russia che ridisegna la presenza militare di Mosca nel Mediterraneo. Le basi di Hmeimem e Tartus, per anni avamposti strategici russi, non saranno più utilizzate come tali. Damasco prenderà il controllo della base aerea di Hmeimem e dell'ormeggio commerciale del porto di Tartus, mentre le strutture militari diventeranno «centri congiunti di addestramento e qualificazione».

Lo ha comunicato il Ministero degli Esteri siriano, parlando di una «riorganizzazione della presenza russa» lungo la costa. «Questa mossa segna lo sviluppo più significativo dall'inizio dei negoziati circa un anno e mezzo fa, aprendo la strada a una nuova fase nelle relazioni siro-russe», si legge nella nota.

Le due basi erano state il fulcro del sostegno russo a Bashar Assad durante la guerra civile. Dopo la caduta del regime, le truppe di Mosca hanno lasciato gradualmente il paese. Ora, a un anno e mezzo dall'inizio dei colloqui, l'accordo sancisce un ridimensionamento netto del ruolo militare russo in Siria.

Il presidente ad interim Ahmad al-Sharaa, ex leader della rivolta anti-Assad, ha visitato Putin due volte da quando è al potere, e le basi sono state al centro dei colloqui. Ma al-Sharaa ha anche rafforzato i legami con Stati Uniti, Europa e paesi arabi: Washington ha revocato gran parte delle sanzioni, e a luglio il presidente francese Macron ha annunciato lo scambio di ambasciatori dopo 14 anni di gelo.

Per la Russia, l'accordo segna la fine di un'era: il sogno di una presenza militare stabile nel Mediterraneo orientale si ridimensiona in centri di addestramento condivisi. Per la Siria, è un passo verso il recupero della piena sovranità su infrastrutture chiave, mentre il paese cerca un nuovo equilibrio tra vecchi alleati e nuovi partner.