La polo dei vigili del fuoco si strappa con l’acqua. E nessuno dice chi l’ha prodotta

Basta una bottiglietta d’acqua e il tessuto si sfalda come carta. Il Corpo: circa 300 capi sostituiti su 120mila, più altri mai quantificati. Ma i sindacati segnalavano problemi da mesi.
Un vigile del fuoco versa dell’acqua sulla nuova polo d’ordinanza, estratta da una confezione ancora sigillata. Il tessuto cede subito, si lacera senza sforzo. «Appena la bagno si apre senza fare forza, solo toccandola. Si sfilamenta tutta, sembra carta», dice nel video il collega di Costantino Saporito, vigile del fuoco e sindacalista Uilpa che ha pubblicato le immagini, girate a Roma (le sue parole sono riportate da Open). «Ringrazio il collega per la spiegazione assolutamente perfetta», scrive Saporito nel post. Acqua, non fuoco: la sostanza con cui questi lavoratori hanno a che fare ogni giorno.
Il Corpo nazionale dei vigili del fuoco ha diffuso una nota, senza data né firma: il problema era stato accertato nei primi giorni di luglio, dopo la segnalazione della Direzione regionale per il Friuli Venezia Giulia, e la Direzione centrale per le Risorse logistiche ha sostituito circa 300 capi difettosi. Poi ne sono arrivate altre, segnalate successivamente: quante, non è scritto. «Un numero esiguo», dice la nota, rispetto ai 120.000 capi della fornitura, messa a gara con bando europeo il 21 luglio 2022.
Sulla nota restano due domande senza risposta: chi è l’azienda produttrice, e come ha fatto un lotto del genere a superare i controlli prima della distribuzione. Su un terzo punto invece la nota parla, e la risposta è la parte peggiore: il metodo per trovare i capi fallati è aspettare che qualcuno li segnali. Prima il Friuli Venezia Giulia, poi le altre. Nessuno sostiene di aver controllato i 120mila pezzi distribuiti in tutta Italia: 300 sono i capi segnalati, non necessariamente tutti quelli difettosi.
Il problema non nasce con questo video. In Piemonte il coordinatore regionale Usb Vvf Danilo Molinaro racconta a Torino Cronaca che «è già da qualche mese che riceviamo segnalazioni sulle polo che non durano molto»: segnalazioni sulla durata, non sull’acqua, un nesso che in pochi avevano colto prima del video. Altri vigili del fuoco riferiscono problemi analoghi su altri capi della divisa e sulle suole delle scarpe, «che si disintegrano».
E il sistema di distribuzione è già sotto stress: le richieste passano da un portale centralizzato e si inoltrano quando il capo vecchio si rompe o non va più bene, ma per riceverlo servono mesi. A questo si aggiunge la carenza di personale: in Piemonte, sostiene Molinaro, ci sono comandi con carenze di organico anche del 30%, con molti colleghi andati o in via di pensionamento senza essere sostituiti. È una stima sindacale, non un dato ufficiale del Corpo.
Nell’ultimo triennio, sostiene la nota, il Corpo ha realizzato «un programma di acquisizione di equipaggiamenti di portata senza precedenti, sia sotto il profilo quantitativo sia sotto quello qualitativo». Ma la quantità non è un alibi per la qualità, e il rapporto fra 300 e 120mila non è una risposta: è una percentuale usata come scudo. Resta la domanda che il video ha messo in mano a chiunque abbia uno smartphone e un rubinetto: se un capo di vestiario cede a contatto con l’acqua, che garanzie abbiamo sul resto? Sui guanti, sugli scarponi, sui dispositivi di protezione che quella stessa filiera acquista, collauda e distribuisce?