Il tempo libero è diventato l'ennesimo dovere da ottimizzare

Millennials e Gen Z sono cresciuti con l'idea che ogni momento vada ottimizzato. Ma il tempo libero non è un dovere: è lo spazio in cui ci ricordiamo chi siamo.
C'è chi sostiene che il tempo libero sia diventato l'ennesimo dovere da ottimizzare. E guardandosi intorno, è difficile dargli torto. Per generazioni il divertimento serviva a staccare dalla logica produttiva: le serate erano il luogo in cui le regole ordinarie venivano sospese. Oggi no: misuriamo tutto, anche le uscite con gli amici.
Le serate finiscono presto perché domani c'è la palestra. I weekend si riempiono di impegni culturali e recupero del sonno. La domenica mattina si va al corso di cucina, con la scusa che almeno si impara qualcosa. Il divertimento è diventato una variabile da non sprecare, un potenziale sgarro alla routine.
L'antropologo Victor Turner parlava di «spazi liminali»: fasi di transizione in cui le regole ordinarie si sospendono e le identità si sciolgono. Per Turner, quella sospensione non è un vuoto, ma il meccanismo con cui le comunità si rigenerano. In pratica, sono i momenti in cui smettiamo di essere lavoratori, studenti, caregiver, e ci ricordiamo che esiste qualcosa prima e oltre quei ruoli.
Perché è successo? Precarietà economica, piattaforme che trasformano ogni esperienza in un dato misurabile, e una narrazione della performance così pervasiva da essere diventata invisibile. Millennials e Gen Z sono cresciuti dentro questa retorica: dal lavoro si è passati a misurare sonno, passi, crescita personale, persino il tempo libero.
Oggi la tendenza prende forme riconoscibili: il soft clubbing, che emula la discoteca senza imprevedibilità; i run club, che sostituiscono l'aperitivo del giovedì; i weekend di detox digitale, per tornare più produttivi al lavoro. Tutte attività che, in fondo, servono a restare dentro i binari.
Il risultato è che restringiamo gli spazi liminali, e con loro la possibilità di uscire temporaneamente dal nostro ruolo. Ci illudiamo di creare persone più efficienti, ma rischiamo di diventare persone che hanno dimenticato come stare nel presente senza dover seguire uno scopo.
Il disordine non è un lusso da rimandare a quando tutto il resto è a posto. È parte dell'esperienza umana, e dobbiamo reimparare a tollerarlo. Forse è ora di smettere di misurare tutto, anche il tempo libero, e di concederci il lusso di non produrre nulla.