Il Canada risponde a Trump: dazi del 50% su latte, profumi e console

Dopo il fallimento dei negoziati, Ottawa risponde dollaro per dollaro: 20 miliardi di beni USA colpiti, con aliquote fino al 50% su latte, profumi e console. A pagare rischiano di essere i produttori del Midwest.
Poco dopo la mezzanotte di martedì 8 settembre, ora della costa orientale, sono entrati in vigore i dazi di ritorsione del Canada su 20 miliardi di dollari di beni statunitensi. Latte, profumi, console per videogiochi, mazze da golf, canne da pesca, acciaio, alluminio, giacche e magliette prodotte negli Stati Uniti sono colpiti da dazi del 50%. Formaggio, tappeti, fornelli e condizionatori del 25%. Carrelli elevatori e stampi industriali del 15%.
È la risposta "dollaro per dollaro" che Ottawa aveva promesso dopo che l'amministrazione Trump ha imposto dazi del 50% su 20 miliardi di beni canadesi. I negoziati erano saltati ad agosto, e da allora i due governi si rimpallano accuse. Il primo ministro canadese Mark Carney ha detto che gli Stati Uniti «hanno chiesto troppo e offerto troppo poco», e che la loro «firma» sugli accordi «era scritta a matita». Trump, dal canto suo, ha scritto sui social: «Non voglio auto canadesi, non voglio componenti canadesi, non voglio niente di canadese. Ci stanno derubando da decenni, e questo finirà».
La guerra commerciale tra i due alleati si è allargata ai beni di uso quotidiano e di lusso. Il Canada aveva inizialmente incluso anche una parte dei prodotti ittici statunitensi, ma li ha tolti dall'elenco dopo le pressioni del settore dell'aragosta. Gli economisti avvertono che i dazi canadesi potrebbero colpire duramente i produttori del Midwest, come Michigan e Indiana, e i produttori di latte del Wisconsin e del Vermont.
La tensione non è solo commerciale. Il primo ministro dell'Ontario Doug Ford ha definito Trump un «dittatore» e ha aggiunto che può «baciarmi il culo». Trump ha risposto ribattezzando il Lago Ontario in Lago America. E ha annunciato dazi del 50% su tutte le importazioni canadesi di automobili e acciaio a partire da gennaio, oltre a chiedere di bloccare gli aerei Bombardier se la produzione non si sposta negli Stati Uniti.
I controdazi canadesi colpiscono solo una piccola parte dei 700 miliardi di dollari di merci che ogni anno attraversano il confine tra i due paesi, secondo i dati del governo statunitense. Ma il messaggio è chiaro: due alleati si stanno facendo la guerra a suon di mazze da golf e bastoni da hockey, e a pagare il conto rischiano di essere i produttori che stanno in mezzo.