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Ebola in Congo: quasi 2.000 morti, 300 sono bambini. E non c'è un vaccino

di Chiara Iannelli
Ebola in Congo: quasi 2.000 morti, 300 sono bambini. E non c'è un vaccino

Il peggior focolaio mai registrato nel paese ha già superato i 4.000 contagi. La letalità è al 45,6%, e tra le vittime ci sono circa 300 minori.

Mentre il mondo è distratto da altre crisi, nella Repubblica Democratica del Congo l'epidemia di Ebola continua a mietere vittime. È il focolaio più grave mai visto nel paese e il più veloce a diffondersi a livello globale: all'8 agosto i casi confermati avevano superato quota 4.000, con 1.960 morti. La letalità, secondo i dati ufficiali, è del 45,6%.

Tra le vittime, circa 300 sono minori. Nei bambini il tasso di mortalità è più del doppio rispetto agli adulti. A rendere tutto più drammatico c'è il ceppo Bundibugyo, per il quale al momento non esiste un vaccino.

L'epidemia era stata dichiarata ufficialmente il 15 maggio, dopo che il virus aveva iniziato a circolare già a febbraio. Il direttore generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, l'aveva definita «estremamente grave e difficile» e aveva avvertito che la situazione sarebbe peggiorata «prima di migliorare». Da subito è stata classificata come emergenza di sanità pubblica internazionale.

Il paese affronta l'emergenza in un contesto di violenza armata tra esercito e gruppi ribelli, con 400.000 sfollati forzati dall'inizio del 2026 nella regione del Kivu. Nel 2025 quasi 7 milioni di persone vivevano da sfollati interni nelle province orientali. A questo si aggiungono violenze sessuali usate come arma di guerra, restrizioni alla mobilità e la convivenza con altre malattie come malaria e infezioni gastrointestinali.

A metà maggio l'Unione Africana aveva promesso quasi 429 milioni di euro per rafforzare la risposta. Ma i massicci tagli agli aiuti allo sviluppo degli ultimi anni, spinti dall'amministrazione Trump, hanno reso la popolazione ancora più vulnerabile, impoverendo ulteriormente un paese già segnato da povertà e guerra.

L'OMS lancia un altro allarme: la maggior parte delle vittime muore in casa, non in ospedale. Questo fa pensare che ci siano decine di migliaia di contagi non rilevati e che la diffusione reale sia molto più ampia di quanto stimato. Inoltre, si teme una possibile mutazione del virus, che potrebbe peggiorare drasticamente la situazione.

Senza un vaccino per questo ceppo, la corsa contro il tempo è più disperata che mai.