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Di Battista si è svegliato. Della diagnosi non si sa ancora niente

di Marco De Santis
Di Battista si è svegliato. Della diagnosi non si sa ancora niente

Dopo ore senza conoscenza è stato trasferito all'Avana. Il volo sanitario è pronto ma aspetta il via libera dei medici cubani, e una diagnosi ufficiale non è ancora arrivata.

Alessandro Di Battista si è svegliato. Dopo ore senza conoscenza all'ospedale di Santa Clara, sabato ha ripreso i sensi, e in serata un'ambulanza l'ha portato all'Avana, all'Hermanos Ameijeiras, diciannovesimo piano. Resta grave. Le agenzie riferiscono, citando fonti che non nominano, che durante i controlli ai parametri e gli esami specialistici avrebbe risposto in modo lucido alle domande dei medici: sotto quella frase, però, non c'è la firma di nessun medico — come non c'è sotto niente altro dal malore.

Era cominciata venerdì sera con un forte mal di testa, poi il malore. In Italia la notizia ha cominciato a girare nella notte, quando lui era ancora privo di sensi a trecento chilometri dalla capitale cubana.

Di che cosa si tratti continua a non dirlo nessuno. Nessun bollettino medico, nessuna diagnosi, nemmeno un'indicazione su che cosa gli abbia fatto perdere conoscenza. Ore di notizie su un uomo grave in un ospedale, e non una riga firmata da un medico.

Così la prima prova che Di Battista era sveglio non è arrivata da un ospedale né dalla Farnesina: è arrivata dai commenti di Instagram. Gino Sorbillo, il pizzaiolo napoletano, aveva pubblicato una sua foto con scritto «Forza Ale non mollare». Quattordici ore dopo, sotto quel post, ha risposto Alessandro Di Battista dal suo account verificato, @aledibattista. Tre commenti brevi, che le agenzie hanno ricomposto così: «Vi vengo a trovare presto, ne ho bisogno», con la foto di un piatto di riso e pollo su un tavolino.

Sorbillo gli ha risposto promettendogli una pizzata nel vicolo di via Tribunali, a San Gennaro, il 19 settembre.

Il governo tiene pronto un volo sanitario per riportarlo in Italia: Palazzo Chigi ha fatto sapere che l'aereo c'è, ma che non parte finché i medici cubani non danno il via libera. Sua moglie, Sahra Lahouasnia, è partita da Roma per raggiungerlo all'Avana.

A Cuba c'era andato per lavorare. Stava girando «La polvere del mondo», una serie di reportage per il Fatto Quotidiano e TvLoft: andare nei posti, riprenderli, raccontarli. È quello che fa da quando non siede più in Parlamento — giornalista e scrittore, vicepresidente dell'associazione Schierarsi, deputato del Movimento 5 stelle fra il 2013 e il 2018. Ha compiuto 48 anni il 4 agosto.

Sabato il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva detto di essere in contatto con l'ambasciata italiana dalla notte, aveva scritto «Prego per la sua salute» e impegnato la Farnesina ad assistere lui e la famiglia. Il Movimento 5 stelle, che Di Battista ha lasciato nel 2021 per l'appoggio al governo Draghi, aveva parlato di «grande apprensione».

Quello che manca è ancora la cosa essenziale: il perché. Una diagnosi ufficiale non è arrivata, e di bollettini medici non ne è uscito nessuno. Finché non parla un medico, il quadro clinico di Alessandro Di Battista lo si ricava da un aereo fermo in pista e da tre commenti sotto la foto di un pizzaiolo.