Scozia, Galles e Irlanda del Nord a Cardiff per affermare il diritto all'indipendenza

Rhun ap Iorwerth, John Swinney e Michelle O'Neill si preparano a firmare a Cardiff un memorandum che chiede a Westminster di pianificare il cambiamento costituzionale. Una sfida al premier Andy Burnham, mentre Trump dice di volere un'Irlanda unita.
I primi ministri di Galles, Scozia e Irlanda del Nord si preparano ad affermare il diritto dei loro Paesi a cercare l'indipendenza dal Regno Unito. Rhun ap Iorwerth del Plaid Cymru, John Swinney del Partito nazionale scozzese e Michelle O'Neill, vicepresidente del Sinn Féin, devono firmare lunedì 15 settembre a Cardiff un memorandum d'intesa che chiede a Westminster «di preparare, pianificare e facilitare il cambiamento costituzionale in Galles, Scozia e Irlanda del Nord». Un passo che mette alla prova il nuovo premier britannico Andy Burnham.
I tre si incontrano come leader di partito, non come rappresentanti ufficiali dei rispettivi governi. Con loro c'è anche Mary Lou McDonald, presidente del Sinn Féin e leader dell'opposizione in Irlanda. Oltre alle questioni costituzionali parleranno di Europa, cooperazione internazionale, economia ed energia.
La vittoria del Plaid Cymru alle elezioni del Senedd di maggio ha portato per la prima volta partiti indipendentisti al governo in tutti e tre i Paesi. Burnham, primo ministro da luglio, ha puntato molto sul decentramento di poteri e risorse alle regioni inglesi, ma il suo approccio verso Belfast, Cardiff ed Edimburgo resta poco chiaro. Pochi giorni prima del vertice aveva scritto a Swinney per ribadire che un nuovo referendum sull'indipendenza scozzese è «fuori discussione», dopo essersi apparentemente espresso male durante il question time.
Anche Donald Trump è entrato nella partita. In visita in Irlanda, in conferenza stampa accanto al primo ministro irlandese Micheál Martin, ha detto che gli piacerebbe vedere un'Irlanda unita e che «tanto vale che succeda adesso». Il governo britannico e gli unionisti dell'esecutivo nordirlandese hanno risposto subito. Interrogato sulle reazioni, Trump ha detto: «Adoro le mie dichiarazioni». Sull'indipendenza scozzese ha preferito rimandare.
Ap Iorwerth ha raccontato al Guardian di essere incoraggiato dai primi colloqui, cordiali, con Burnham, molto diversi da quelli con Keir Starmer. Ma teme che il nuovo premier finisca per sposare la linea di Westminster, contraria a cedere altri poteri.
Swinney parla di un «momento cruciale di cambiamento costituzionale» e dice che «i popoli delle nostre rispettive nazioni devono avere voce in capitolo sul loro futuro». Ricorda anche che Burnham ha riconosciuto che un referendum dovrebbe tenersi quando in Scozia c'è una maggioranza favorevole all'indipendenza.
Secondo gli ultimi sondaggi, il 47% degli elettori scozzesi voterebbe per l'indipendenza in un referendum, e così il 36% in Irlanda del Nord e il 32% in Galles. In Scozia il sostegno oscilla fra il 45 e il 50% dal referendum del 2014, mentre in Galles e in Irlanda del Nord i dati indicano che sta crescendo.
Nella dichiarazione comune i tre partiti parlano di cooperazione su energia, economia e rapporti con l'Europa, oltre che sulle questioni politiche e costituzionali e sul «diritto all'autodeterminazione».