Bumble toglie l'obbligo della prima mossa: le donne sono stanche

L'app di incontri ha eliminato la regola che per dodici anni l'ha resa famosa. Il motivo: il 66% delle donne preferisce che il primo messaggio lo mandi l'altra persona.
Bumble ha smontato la sua regola più famosa. Per dodici anni l'app di incontri ha obbligato le donne a fare la prima mossa nelle conversazioni, e ora ha deciso che chiunque può scrivere per primo. La motivazione ufficiale è un dato: il 66% delle donne preferisce che siano gli uomini a mandare il primo messaggio, e sei donne su dieci tra Gen Z e millennial si sentono più sicure quando possono scegliere come iniziare.
La storia di Bumble nasce nel 2014, l'epoca d'oro del girl boss. Whitney Wolfe Herd, co-fondatrice di Tinder e poi uscita dal progetto, costruisce un'app che promette di riequilibrare il potere negli appuntamenti eterosessuali: tocca alle donne aprire il dialogo, così da ridurre molestie e pressioni. L'idea funziona, Bumble diventa un colosso e Wolfe Herd la donna più giovane al mondo a portare un'azienda in borsa.
Dodici anni dopo, però, il contesto è cambiato. Le donne della Gen Z superano i coetanei maschi su università, lavoro e casa, ma si sono anche accorte che poter fare tutto si è tradotto in dover fare tutto. Il mito dell'avere tutto era viziato dal privilegio e ignorava una realtà più scomoda: il controllo e l'uguaglianza non si conquistano a suon di messaggi.
Il cambio di rotta dell'app è culturalmente coerente con un rifiuto più ampio dello squilibrio. Le giovani donne raccontano di trovarsi a fare da madre ai fidanzati, a sostenere economicamente la coppia e a gestire comunque la maggior parte del lavoro emotivo e domestico. Non si sentono CEO della relazione, ma COO: direttrici operative di un progetto che dovrebbe essere condiviso.
Bumble ha capito che dare alle donne un compito in più non è empowerment. E ha tolto l'obbligo.