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Borse termiche da picnic per salvare i coralli

di Chiara Iannelli
Borse termiche da picnic per salvare i coralli

Scienziati a Palau usano borse termiche da picnic per testare quali coralli resistono al caldo. Nessuna tecnologia, solo acqua calda e osservazione, contro una crisi enorme: metà dei coralli del pianeta è già morta.

Dagli anni Cinquanta a oggi è morta metà dei coralli del pianeta. Il riscaldamento degli oceani, l'inquinamento e altre minacce stanno spazzando via le barriere coralline, e con loro un ecosistema che protegge le coste dalle tempeste e dà casa a tartarughe marine e pesci come cernie e lutiani. Per questo, negli ultimi vent'anni, governi, ONG e perfino hotel hanno investito centinaia di milioni di dollari nel reimpianto dei coralli.

Il problema è che molti di questi coralli piantati muoiono dopo pochi mesi o anni: l'acqua è troppo calda. Le temperature globali in aumento stanno scaldando l'oceano e alimentando ondate di calore marine che uccidono le barriere. Gran parte di quel lavoro finisce sprecato. A Palau, un paese insulare del Pacifico occidentale, i ricercatori stanno provando un approccio diverso.

Prima di piantare i coralli, li sottopongono a un test di resistenza: in un laboratorio a terra, li espongono a calore estremo e osservano quali riescono a tollerarlo. Quelli che sopravvivono hanno più probabilità di farcela anche in mare, con le temperature in aumento. I test si fanno dentro borse termiche da picnic comprate in negozio, quelle che porteresti al parco.

Niente tecnologia sofisticata, solo acqua calda e osservazione. Eppure può risolvere uno dei problemi più grossi di chi prova a far ricrescere le barriere. A Palau, questo approccio è nato qualche anno fa, quando Sharp Sakuma, governatore di Ngaraard, uno stato di Palau, ha chiesto ai ricercatori locali di aiutare a far rivivere la barriera corallina.

Da allora il lavoro è andato avanti, e oggi tutti i coralli piantati nell'area passano da questi test. L'obiettivo, però, non è più far tornare le barriere come erano: è impedire che troppe specie spariscano del tutto, così che se e quando il pianeta tornerà a raffreddarsi ci sia ancora qualcosa da far ricrescere.

Vent'anni di reimpianti e centinaia di milioni di dollari, e il passo avanti lo fa una borsa da picnic comprata in negozio. Non è una colpa di chi la usa: è la misura di quanto siamo indietro, mentre l'acqua continua a scaldarsi. Salvare le barriere come le conoscevamo non è più il piano. Il piano è non restare senza.