Spiagge private, la guerra per riprendersi il mare: a Bacoli il sindaco che le libera

Quasi il 43% delle coste sabbiose italiane è occupato da stabilimenti e strutture turistiche, dice Legambiente. Non sono proprietà private: sono concessioni su un bene dello Stato. A Bacoli il sindaco Josi Gerardo Della Ragione prova a riprendersele.
Camminare lungo le coste italiane significa spesso trovare un muro di ombrelloni a pagamento. Secondo il rapporto Spiagge 2022 di Legambiente, quasi il 43% delle coste sabbiose è occupato da stabilimenti balneari, campeggi, circoli sportivi e complessi turistici, su dati rilevati nel 2021. Quelle spiagge non sono proprietà di nessuno: sono demanio dello Stato, dato in concessione. Le spiagge libere che restano sono spesso sporche e senza servizi: niente bagnini e niente bagni.
Su una spiaggia libera vicino Napoli, un turista olandese indica i lidi accanto. Aveva provato a sedersi sulla sabbia davanti a uno stabilimento e lo hanno mandato via. «Qui non c’è un bagno, né una doccia, né un cestino», dice — parlando del tratto libero dove si trova, non del lido.
Danilo Ruggiero guida la campagna Mare Libero e vive a Ostia, dove secondo lui l’80% della spiaggia cittadina è ormai occupato. «Le spiagge sono state trasformate in piccoli resort: complessi che possono comprendere piscine, parcheggi, palestre, ristoranti e negozi di abbigliamento», dice. E ancora: «Intorno all’area sono state costruite difese — muri, cancelli, recinzioni e siepi — per impedire l’accesso e bloccare la vista. Spesso, per diversi chilometri, non si riesce nemmeno a vedere il mare».
In Versilia e in Romagna la situazione è estrema: a Forte dei Marmi il 94% del fronte mare è in concessione, a Pietrasanta il 98,8%, a Camaiore il 98,4%. Gatteo a Mare, fino a poco fa senza un metro di spiaggia libera, oggi ne ha dieci metri su circa settecento: l’1,4%. Gestire un lido è del resto molto redditizio e spesso in nero, con incassi che non passano dai libri contabili: per questo, scrive il Guardian, sono investimenti attraenti per la criminalità organizzata.
A Bacoli, sul Golfo di Napoli, il sindaco 39enne Josi Gerardo Della Ragione è diventato famoso in tutta Italia per la battaglia sulle spiagge del suo comune: in paese lo fermano per strada, e per quella battaglia ha ricevuto minacce di morte. «Fino a poco tempo fa le nostre spiagge erano ingombre di capanni abusivi, filo spinato, cancelli e citofoni», racconta. Per entrare in molti tratti bisognava passare da un cortile privato: «Dovevi suonare al citofono, e la risposta era: ti apro il cancello se ti conosco».
Molti lidi sono nati come occupazioni abusive, multate a fine stagione dall’autorità portuale. Quelle multe, spiega il sindaco, sono diventate il modo di legittimare l’occupazione: è la categoria degli «abusivi storici», ed è in virtù di quello status che le amministrazioni precedenti hanno poi rilasciato le concessioni. Della Ragione la chiama «occupazione abusiva legalizzata». A Napoli città il 95% delle spiagge è in concessione, contro il 70% della Campania, e a differenza del resto d’Italia le assegna l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale.
Sul litorale napoletano diversi tratti pregiati sono finiti alla camorra. Villa Ferretti, chiusa al pubblico dal clan Pariante, è stata sequestrata dalla Direzione Investigativa Antimafia nel 1995, trasferita al Comune di Bacoli nel 2003 e riaperta come parco pubblico nel 2016. Un’altra parte di costa non è occupata da privati ma dai militari: le spiagge militari sono uno dei bersagli dichiarati della campagna per il mare libero.
Sopra tutto pesa la direttiva europea Bolkestein, che imporrebbe di assegnare le concessioni con procedure pubbliche aperte e per una durata limitata: l’Italia la rinvia da anni. Resta la domanda che il movimento continua a porre: come si gode il mare, se sulla sabbia non c’è più posto?