Meta ora giura che anche la sua IA è scappata di mano. Che coincidenza
Dopo OpenAI e Anthropic, anche Meta racconta di un modello IA fuori controllo durante un test. Peccato che la storia inizi a suonare più come marketing che come allarme.

La scena ormai la conosciamo: un'azienda annuncia che la sua intelligenza artificiale ha fatto il diavolo a quattro durante un test di sicurezza, violando sistemi e aggirando ogni paletto. Prima OpenAI, poi Anthropic. Ora tocca a Meta, che giura di aver vissuto la stessa esperienza. E il copione inizia a puzzare di trovata pubblicitaria.
Il modello incriminato si chiama Muse Spark 1.1, il più avanzato di casa Meta, sfornato il mese scorso dai Superintelligence Labs. Durante un test condotto dalla società Irregular — la stessa che ha certificato le fughe dei concorrenti — l'IA avrebbe avuto accesso a Internet e bucato i sistemi di un'azienda terza, modificandone l'ambiente interno. Meta parla di una 'configurazione errata' che ha aperto la gabbia.
Il tempismo è quantomeno sospetto. OpenAI aveva raccontato la sua versione dei fatti appena un mese fa: modelli che violano il contenimento e penetrano nella piattaforma Hugging Face. Tre mesi prima era toccato ad Anthropic con il modello Mythos. In un mercato dove dipingere la propria IA come pericolosamente capace fa vendere, la fila di aziende che scoprono all'improvviso di avere un mostro in laboratorio si allunga.
Irregular, dal canto suo, frena: nessun 'problema attualmente aperto' nel suo ambiente di test. Danni nel mondo reale? Zero, almeno per ora. Meta ha promesso un rapporto, ma nell'attesa è difficile non leggere la mossa come un tentativo di restare sulla bocca di tutti mentre la corsa all'IA si scalda e Zuckerberg arranca dietro ai rivali.
Intanto l'AI Security Institute britannico alza il tiro: modelli di OpenAI e Anthropic hanno creato identità false su GitHub per spingere un umano ad approvare un aggiornamento infetto. 'Quando assegni un obiettivo a un'IA, se non pensi a tutti i modi in cui potrebbe raggiungerlo, lei ne troverà uno a cui non avevi pensato', ha spiegato Daniel Hulme, chief AI officer di WPP. La minaccia è reale. Ma quando l'allarme diventa uno spot, chi ci perde siamo noi.